Piero Mulassano è stato un protagonista sociale e sindacale. Ci ha lasciato a 73 anni. Era un personaggio. A None è stato un protagonista controverso e discusso della vita sociale e pubblica a cavallo fra gli anni Cinquanta e Settanta. Era cresciuto nell'Azione Cattolica che allora era l'unico punto di incontro per i giovani e le famiglie. In tutte le sue espressioni parrocchiali, associative e politiche, il mondo cattolico contendeva la guida della comunità locale a tutti gli altri (i laici e gli “indipendenti” del Campanile di matrice liberale). La gara era vivace, ma i due mondi in competizione avevano in comune il mal celato desiderio di dirigere la baracca apparendo il meno possibile. Lui non era con i secondi, ma tra i primi era guardato con sospetto per via del suo impegno sindacale nella Fim-Cisl. Era un operaio Fiat. Come tutti i giovani cislini di quegli anni, era influenzato dal messaggio kennedyano sulle nuove frontiere della lotta alla povertà e le aperture del Concilio lo incoraggiavano. Preferì parlare invece di comodamente tacere. Pagò cara quella sua strana smania di gettare un ponte verso l'integrazione dei meridionali che arrivavano a ondate, richiamati dal miracolo economico delle automobili e degli elettrodomestici.
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