Misurata, 11 maggio-13 giugno 2011. Testimonianza di un medico italiano. Misurata rimane ancora oggi dopo 4 mesi di guerra, una impresa non facile. Ci facciamo trasportare da un peschereccio libico prestato ad una fondazione no-profit che trasporta medici, giornalisti, molti libici che vivono all’estero e che tornano in Libia per vedere parenti e per portare aiuti di vario genere. Si impiegano venti ore di navigazione per arrivare al porto di Misurata, attracchiamo su una banchina completamente deserta. Siamo l’unica imbarcazione ad entrare e, guardandoci intorno un po’ preoccupati, aspettiamo il nostro contatto che a bordo di un toyota e con il fedele kalashnikov appoggiato al cambio, ci porta all’ospedale Hikma.
In questo ospedale sono stati trattati la maggior parte dei feriti durante il periodo dell’occupazione della città da parte delle truppe di Gheddafi. Ottanta giorni in cui gli abitanti di Misurata sono vissuti nel terrore per una occupazione militare crudele che non ha risparmiato vittime tra i civili e che non ha rispettato nessuna regola e nessuna pietà. Gli abitanti di Misurata hanno conosciuto e vogliono fare conoscere al mondo intero il vero volto del leader che ha guidato la Libia per 42 anni, con il silenzio complice di paesi che gli hanno riservato un rispetto immeritato solo per averne vantaggi politici ed economici. Ci raccontano tutto il loro odio e disprezzo, facendoci vedere foto e filmati che mostrano come in questi tre mesi di guerra l’unico obiettivo del regime sia stato quello di spazzare via dalla terra di Libia la “città ribelle”.
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Quanto coraggio di A.Serafino
Leggendo questa illuminante testimonianza si comprendono parecchie cose non solo sul dramma libico ma sulla figura di un certo tipo di volontariato che deve possedere grande coraggio e buona professionalità. E sono tanti anche se troppo poco se ne parla.
Adriano Serafino