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15 MAGGIO LA TRAGEDIA PALESTINESE CONTINUA: T.Ferigo globalmondo 16/5

PostDateIcon Lun, 16/05/2011 - 23:05 | PostAuthorIcon Antonio Ferigo

Il 15 maggio è una data infausta per i palestinesi. E’ l’anniversario della Nakba, del disastro apocalittico, dell'abbandono delle proprie terre. Nel 1948, più di 700.000 palestinesi abbandonarono i loro villaggi sotto la minaccia delle armi dell’esercito sionista. Si rifugiarono in Libano, nella West Bank, in Siria e Giordania, in Egitto e nella striscia di Gaza. Le parole sono dure, ma la ricerca storica lo dimostra. Si trattò di “pulizia etnica”.

Oggi vi sono 3.5 milioni di palestinesi in Giordania con riconoscimento della cittadinanza e altri 140.000 ( soprattutto da Gaza)  non riconosciuti. In Libano 400.000, senza cittadinanza ,ai margini della società, lo stesso per i 450.000 rifugiati in Siria. In Gaza e Cisgiordania, sotto occupazione israeliana dal 1967, vivono circa 4 milioni persone che non hanno cittadinanza in uno Stato riconosciuto di diritto.

Il popolo palestinese è un popolo di dispersi, in gran parte di rifugiati, d’emigranti senza patria, senza uno Stato in cui esercitare diritti civili e rispetto umano. In Libano ho potuto parlare con loro, visitato il campo tristemente famoso di Schabra vicino a Beirut, ove le milizie “ cristiano maronite “ ( le virgolette sono d’obbligo ) hanno massacrato per giorni civili, donne ,bambini. L’esercito israeliano al comando di Sharon, che sarà poi condannato per questo, assistette agli eccidi ,accampato nelle vicinanze del campo senza intervenire.  I palestinesi in Libano non hanno diritti, non possono possedere case,  per loro solo i lavori più umili ,( esiste una lista delle professioni  proibite ), non possono viaggiare né in Siria né in Giordania. Il controllo nei campi è severissimo e pervasivo. La repressione contro eventuali gruppi estremisti è estesa all’intera popolazione. Un vecchio, dignitoso signore di 80 anni temporaneamente ospitato in un campo ONU perché il suo piccolo villaggio in cui viveva è stato distrutto nella caccia a 50 guerriglieri di Fatah mi ha raccontato che nel 1948 viveva con sua madre in Haifa quando l’esercito sionista li espulse. Fuggirono in Libano e vissero per un anno sul confine. Infine un convoglio dell’ONU li trasferì nel Nord del Libano, a Tripoli. In un campo profughi. Sono stati da allora sempre lì, senza diritti al lavoro, ad una casa. Il signore mi prese per una mano, mi condusse in una piccola stanza ove due vecchie  malate erano sdraiate sul letto. “ Guardi” mi disse “ E’ forse vita questa ?”.

No Stato, no riconoscimento, no diritti. Il Governo israeliano sostiene il Libano deve concedere cittadinanza ai palestinesi facendoli uscire dalla condizione di rifugiati. Ma queste persone sono state estromesse dalle loro terre nel 1948. Il suggerimento israeliano suona come un tentativo di evadere questa responsabilità. Di negare , come è stato definito “ il peccato originale di Israele”. Il Libano ha un equilibrio etnico estremamente delicato: sunniti, sciiti, cristiani maroniti, drusi, altre minoranze. Conferire cittadinanza ai palestinesi sunniti sconvolgerebbe i rapporti etnici, sarebbe interpretato dai cristiani come un tentativo di islamizzazione. Il paese conta solo 4 milioni d’abitanti. Ma soprattutto perché dovrebbe ? Perché non deve essere Israele a rimettere ordine nel caos che ha creato ?

 La mancanza di uno Stato ha come conseguenza che i palestinesi possono essere trattati come immondizia,  essere espropriati di diritti basilari, di dipendere spesso dall’aiuto esterno anche per il cibo. Uno Stato vero. Nel corso di un incontro chiesi ai palestinesi in Libano che cosa avrebbero fatto se divenisse realtà la proposta “due popoli, due stati”. Hanno quasi gridato. “Saremo a Gerico domani. In Cisgiordania dove diventeremmo cittadini. Avremmo un passaporto,un lavoro,libertà di muoversi,di avere una casa”. Queste persone lasciarono Haifa e la Galilea. Non tornerebbero a casa ma nel loro Stato nazione e questo è meglio del niente che hanno oggi.

 Perché ricordo a me stesso e chi legge tutto ciò ? Mi hanno spinto le immagini di incidenti il 15 maggio trasmesse su Al Jazira e stralci del discorso di Netanyau al parlamento israeliano trasmesso dalla TV Arte in francese.

Il giorno 15 maggio ci sono stati scontri sul confine tra Libano e Israele. Il giornale libanese al-Akhbar riporta che i palestinesi del Sud del paese volevano commemorare la Nakba ( la grande sconfitta ) del 1948. Più che commemorare la hanno rivissuta. Migliaia sono partiti dai loro campi di rifugiati  in tutto il Libano la Domenica mattina per unirsi alla processione  detta “ Parata del ritorno in Palestina”. Arrivati al villaggio libanese di Ra’s Maroun sul confine con Israele, alcune centinaia sono  riusciti a superare lo sbarramento dell’esercito e arrivare alla linea di filo spinato che segna il confine. Sono iniziati lanci di pietre . L’esercito libanese ha cercato di disperderli sparando in aria senza risultato. I palestinesi non si muovevano, inalberavano cartelli e bandiere, si aggrappavano alla rete e continuavano il lancio di pietre. L’esercito israeliano era a poche decine di metri oltre la barriera spinata.

Per ragioni non chiare gli Israeliani hanno improvvisamente cominciato a sparare. Dieci morti e 112 feriti, secondo un comunicato dell’esercito libanese. Il Guardian, giornale inglese scrive di 2 morti e non menziona i feriti. Un generale israeliano viene  citato per una dichiarazione in cui afferma che i palestinesi stavano “ vandalizzando “ la rete spinata e ha negato l’esistenza di vittime. I palestinesi affermano che gli spari sono arrivati come risposta al lancio di pietre.  Uccidere persone sul suolo libanese è stato considerato una violazione di sovranità da parte del Governo del Libano.

 Analoghi fatti sono accaduti anche sul confine di Gerusalemme Est ( oggi parte della West Bank ) e nella West Bank stessa ove Israele protegge colonie di fanatici armati convinti che la terra gli appartiene perché promessa da Dio.

 Sulle alture di Golan , territorio siriano occupato da Israele ( vi è acqua ) , una piccola folla di qualche centinaia di persone arrivate dalla Siria hanno superato il filo spinato. L’esercito israeliano ha sparato: due morti.

 Spari si sono avuti anche al confine della striscia di Gaza.

Se i palestinesi hanno rivissuto tragicamente la Nabka mostrando al mondo la loro disperazione, il Primo Ministro israeliano ha esibito invece il lato più oscuro e tragico della società israeliana di oggi. Sprezzante e provocatorio. Del resto non ho mai sentito Netanyau parlare pacatamente, sempre toni demagogici , un continuo comizio, anche in Parlamento. “ Difenderemo i nostri confini (quali? Quelli stabiliti dalle Nazioni Unite nel 48 ? Quelli del 67 ? La grande Israele agognata dalle destre ?) con ogni mezzo”. “E’ inammissibile che nel giorno in cui nasceva l’unica democrazia in medio oriente si abbiano manifestazioni contro di essa”. Qualche giorno prima lo stesso Netanyau lanciava l’avvertimento che “ la primavera araba non sia seguita dall’inverno iraniano”.  E intanto in Cisgiordania si continua con le colonie.

Sugli esuli palestinesi, nessun riconoscimento, nessuna assunzione di responsabilità nonostante deliberazioni dell’ONU sul diritto al ritorno.Fino a quando la politica di Israele è questa lo Stato ebraico rimarrà un bunker insicuro ai margini del medio oriente. Un medio oriente in cambiamento. Certo a Netanyau Mubarak era assai più gradito dell’incertezza di oggi.

Ho parecchi amici in Israele. Ammiro i suoi costruttori di Pace. I refusnik e le loro famiglie che mi hanno ospitato. Mia madre può avere un posto nel giardino dei giusti. Mio padrino era ebreo ( per questo, forse, sono un cristiano approssimativo e insofferente ). Vorrei vederli avere una vita normale, senza paure, senza la politica costruita sulla ossessione sicuritaria ,sulla differenza da una destra populista e islamofobica. Ma la politica del Governo attuale è  autolesionismo. Autolesionista è una di quelle parole morte a cui non diamo molta retta quando le sentiamo. No in questo caso è veramente così. Autolesionismo attivo, operante,quasi un suicidio.

 

T.F

 

 

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