La giungla (iniqua) dei contributi per le pensioni. Architetti, avvocati e psicologi pagano circa un terzo del 33% versato dai dipendenti. E i parlamentari possono fermarsi a quota 8,6 per cento Il dossier «privilegi pensionistici» è sui tavoli del governo. Saranno il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a decidere se e come procedere. Certo è che se il premier volesse dar seguito alla promessa di provvedimenti nel segno dell'«equità», ci sarebbe molto da fare.
La Repubblica del 26 novembre pubblica un ampio stralcio di un articolo di Elsa Fornero, neoministro del Welfare, scritto insieme a Flavia Coda Moscarola, pochi giorni prima di diventare ministro. Ha scritto, quindi, nella sua veste di docente di Economia all´Università di Torino e coordinatore scientifico del CeRP. Può ben essere definito il fornero-pensiero in tema di pensioni. La principale novità, che è ben più di una mera accelerazione di quanto già previsto dalla legislazione attuale , sta nella proposta di voler applicare il sistema contributivo per tutti i lavoratori in attività a partire dal 2012.
Non barate sulle pensioni. Si annuncia l’ennesima riforma previdenziale, ma nel dibattito si insiste su numerose distorsioni di dati di fatto. Ci sono comunque alcuni punti fermi. Ulteriori peggioramenti non possono essere una sorta di pedaggio per evitare che altri facciano la loro parte per il risanamento e in ogni caso nessuna modifica dovrebbe prescindere da un accordo con le parti sociali che finanziano un sistema in equilibrio.
Alleghiamo l'articolo a firma di Pierre Carniti, Carlo Clericetti, Marcello Colitti, Mario Colombo, Antonio Lettieri, Gianni Principe.
La Banca Europea, con l’ormai famosa lettera dell’agosto corrente anno, non ha fatto altro che riprendere, in materia di regole del lavoro, i termini di un diffuso dibattito da tempo in atto nel paese a proposito del dualismo che caratterizza la nostra struttura dell’occupazione e che si manifesta nella distinzione fra “insider” e “outsider”. Ciò che l’Europa ci chiede è di porre rimedio a tale situazione iniqua non attraverso i licenziamenti facili (come si dice) ma costruendo un sistema di garanzie sociali (assicurazione dalla disoccupazione e politiche attive del lavoro) atto a sostenere una riallocazione delle risorse a vantaggio delle aziende e dei settori più espansivi.
Il problema delle pensioni è tra le priorità sollecitate dalla Commissione Europea e dalla BCE al governo italiano. Il premier Mario Monti ha dichiarato di voler procedere su tale materia dopo un attento confronto con le parti sociali. Il ministro del welfare Elsa Fornero ha già avviato contatti informali per preparare l’incontro. Venerdì 18 novembre i deputati Pierpalo Baretta, Cesare Damiano e Lenzi Donata hanno presentato un disegno di legge “Disposizioni per consentire la libertà di scelta per l’accesso al trattamento pensionistico dei lavoratori.” .
Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà che corregge gli aspetti negativi della social card. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Prevede un adeguamento dell'importo mensile, graduato in base al costo della vita del territorio. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano.
A Roma una baracca di un piccolo campo rom è andata a fuoco ed il rogo è costata la vita a quattro bambini. Il Presidente Giorgio Napolitano si è recato all'Istituto di Medicina Legale per incontrare i genitori per un atto di solidarietà dichiarando che "Questa è una tragedia che pesa su tutti noi, che servono alloggi dignitosi per i rom". E' un richiamo su cui riflettere e soprattutto assumere iniziative, e su questo drammatico problema serve come non mai l'appello bipartisan. Ci sono ancora troppi campi nomadi e non illegali, privi di norme elementari di vita: di acqua e di luce, di abitazioni decenti.
La riforma del 2007 mirava a un progressivo abbandono del TFR a favore della previdenza integrativa. Ciò non è avvenuto, malgrado i ripetuti e concordi inviti bipartisan di governo e opposizione, di sindacati e Confindustria, di organi d’informazione e gran parte degli economisti. Ciò non si spiega solo con le posizioni contrarie di alcuni soggetti, ad esempio il movimento di Beppe Grillo ed i sindacati di base (Cobas, Cub), o con l’italica diffidenza verso i consigli provenienti dall’alto. Il vero motivo è un altro: strutturalmente il TFR è preferibile alla previdenza integrativa proposta agli italiani. Di questo si discuterà alla Tavola Rotonda di Mercoledì 21 gennaio a Torino.
Copyright 2009 - Ist. Paralleli
