Licenziare in Italia è già possibile: più di due terzi delle uscite dalle aziende nel 2010 sono avvenute per scelta imprenditoriale. Nel 33% dei casi si è trattato di veri e propri licenziamenti. E sono proprio i giovani ad essere più colpiti. In Italia attualmente quasi un lavoratore su due è difeso dall'articolo 18. Si tratta di oltre 10 milioni di persone e l'idea che privare questi soggetti della tutela contro i licenziamenti senza giusta causa possa risollevare le sorti dell'economia italiana appare poco credibile. A dirlo è il Censis che nel suo ultimo rapporto analizza la situazione attuale e le possibili conseguenze di una modifica o soppressione della norma, contenuta nello Statuto dei Lavoratori.
500 mila a zero ore con un salario tra 600 e 700 euro al mese, ciò significa un taglio del salario annuale di circa 8.000 euro, complessivamente 3 miliardi e 650 milioni di minor reddito per i lavoratori. Questo è il bilancio del 2011 secondo i dati Inps per la Gic a zero ore. Per la valutazione complessiva della caduta occupazionale e del taglio del reddito da lavoro dipendente bisogna tener conto che il 2011 a totalizzato oltre 950 milioni di ore di cig registrate, che porta il numero di ore totalizzate, negli ultimi tre anni di crisi, a 3,4 miliardi di ore.
La logica che regola il nuovo regime dell'Apprendistato pare essere la stessa che può indicare una soluzione condivisa dalle parti sociali sul mercato del lavoro senza compromettere la sostanza dell'articolo 18 dello Statuto ( esempio il doppio regime previsto dal progetto Ichino). Anche per chi apprendista non è si ipotizza un periodo di lunga prova ( massimo tre anni) nel quale un licenziamento per giusta causa "economica" non comporterebbe il reintegro ma una compensazione economica.
Dal 25 ottobre 2011 è vigente la nuova legge sull’apprendistato. Leggendo ed ascoltando le dichiarazioni di membri del governo, di politici ed anche di dirigenti confederali sembrerebbe che tale evento importante ( avvenuto con il consenso delle Regioni, ed unitariamente delle Confederazioni sindacali e delel associazioni datoriali) sia già svanito. Solamente la Cgil lo pone al centro dell'attenzione per definire un contratto prevalente di inserimento che faccia piazza pulità di tanta precarietà. Ambigua rimane la Cisl per bocca di Bonanni che sembrerebbe indugiare a sostegno dell'esistente. Se così non è batta un colpo!
Rilanciare a crescita è necessario ma è molto difficile. Bisogna invertire un trend storico negativo: il Fmi ci posiziona al penultimo posto nell'ultimo decennio, 179° su 180 Paesi (solo Haiti, terremotata, ha fatto peggio) mentre siamo, col Giappone, primi per vecchiaia di popolazione.
Tanti nani, troppe tasse, pochi giganti. Un chiaro articolo analitico di Marco Alfieri, contenuto nel e-book edito da La Stampa, descrive il rapporto tra le imprese italiane e la crisi. Il primo sottotilo "il cabrone non vola più" riassume la non crescita italiana da 10 anni. Schiacciata tra recessione violenta e ripresa lenta.” È questa l’immagine della nostra economia ai tempi della grande crisi, nella foto di Luca Paolazzi, capo economista di Confindustria. L’Italia non cresce da oltre 10 anni ma il suo passo lento affonda nei passato: dal 1970 al 2008 il paese, nord produttivo compreso, ha perso per strada 3 punti medi di crescita strutturale, passando dal 4% all’ 1%.
Il dibattito inizia Lunedì 28 novembre 14 nella Sala Rossa del Comune d Torino. Nell’antistante piazza sarà allestito un maxi schermo per poter seguire il dibattito. Numerose sono le delegazioni invitate di altre città italiane, sedi di stabilimenti Fiat. L’accesso al palco pubblico delle sala consigliare sarà pertanto limitato a chi in possesso di pass. Lunedì mattina, all’ingresso degli impiegati Fiat di C.so Agnelli, il Partito delle Libertà ha annunciato la distribuzione di un volantino nel quale si accusa “la sinistra ha abbandonato gli operai".
L’Istituto di Studi sulle Relazioni Industriali e di Lavoro ha pubblicato la Nota 35 nella quale Nicola Cacace e Pietro Merli Brandini riprendono i temi delle disuguaglianze sociali valutate nelle loro interconnessioni con la crisi economica, rievocando il pericoloso precedente che ha generato la grande depressione del 1929, e quello (già affrontato nella Nota Isril 32) della contrattazione aziendale con riferimento a significative esperienze in alcune multinazionali del settore alimentare.
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